Le quattro stagioni

Chi conosce la danza sa quanto la musica barocca si presti magnificamente ai movimenti del corpo e ancor più la danza contemporanea rispetto alla classica sappia far uso delle note settecentesche per tradurre la meravigliosa matematica dei suoni e delle melodie in sensazioni che fanno uso della fisicità dei danzatori.

Le quattro stagioni sono un emblema di quanto appena affermato e sono tanti i coreografi che hanno tratto ispirazione dalla musica di Vivaldi per le loro creazioni, da Leonide Massine ad Angelin Preljocaj, da Moses Pendleton dei Momix  al nostro  Renato Greco, e più recentemente  da Freddy Franzutti del Balletto del Sud a Mauro Astolfi  dello Spellbound Dance, tutti rapiti da questo tipico esempio di musica a programma, cioè di composizione a carattere prettamente descrittivo.

Alex Atzewi, coreografo italiano di gran spicco nel panorama internazionale della danza contemporanea attuale, con l’impiego della sua Atzewi Dance Company, ha scelto la celeberrima opera di Vivaldi per esplicare ancora una volta il suo modo di fare danza attraverso la creazione di una poetica dei corpi che con la sola dinamica del movimento rimanda ad uno stato in continua evoluzione.

La coreografia di Atzewi  ama puntare l’occhio sul quotidiano, andare a fondo della vita di ogni giorno, analizzare sentimenti e sensazioni,  facendo uscire a pieno l’essenza più nascosta dell’io. Le quattro stagioni sono quelle della vita: fanciullezza, giovinezza, maturità e vecchiaia, questa la traduzione che il coreografo dà al famoso concerto di Vivaldi. Scene diverse per raccontare situazioni diverse, il cambio del sentire umano a seconda  della sua età , sensazioni che diventano altre col passare del tempo.  gioie e dolori  che formano, plasmano, trasformano  in cui vediamo sempre esplodere  la vita attraverso la fisicità e plasticità dei danzatori  all’interno di una musica più che mai coinvolgente.